E gode del patrocinio di:
Bauhaus Home è un luogo che nel nome si ispira alla Staatliches Bauhaus di Weimar e come questa, che nacque in risposta alle esigenze che già dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ai movimenti Arts and crafts e Deutscher Werkbund, vuole imporsi alla ricerca di nuovi metodi educativi e di approccio all’ arte finalizzato all’integrazione, all’unità e armonia tra le diverse attività artistiche.
Lo spazio espositivo, che nel nome omaggia la celebre scuola e movimento tedesco da cui trae ispirazione (nel termine Bauhaus si coniugano il concetto del costruire e quella della casa intesa come metafora dell’ attività costruttiva), è una "casa" che accoglie le arti in sinergia; un luogo d’ elezione dove si va a ricreare una Factory, una vera e propria palestra di creatività, animata da Artisti ed esperti d’ arte, officina dove tutti sono mossi da un intento comune, l’ Arte in divenire, riflesso/manifesto di ogni epoca.

“ Architetti, scultori, pittori devono tornare a conoscere le molteplici articolazioni della costruzione come un tutto, in ogni sua parte. […] Tutti noi, architetti, scultori, pittori, dobbiamo tornare all’artigianato. […] Formiamo dunque una nuova corporazione artigiana, senza quelle divisioni di classe che voleva erigere un muro arrogante tra artigiani e artisti!”

Era il 1919, Aprile, e così veniva scritto da Walter Gropius sulle pagine del Manifesto del celebre movimento che si è fatto portatore di una rivoluzione nel panorama artistico del Novecento, e non solo: il Bauhaus.

“Noi, insieme, dobbiamo volere, pensare e creare la nuova costruzione del futuro, che sarà tutt’uno nella sua struttura: architettura scultura e pittura”.
(Ri)costruire dalle macerie e dal devasto lasciati in eredità dal primo conflitto mondiale: con l’ avvento della Repubblica di Weimar il Bauhaus (così come gli altri movimenti e istanze culturali dell’ epoca) si candidava ad “edificare” trasformando la società del tempo secondo un modello più libero e democratico attraverso l’ Arte.
La scuola nasce a Weimar, culla della cultura tedesca, in un clima di grandi speranze, proponendo un modello didattico basato sulla sinergia delle ARTI, tutte, abolisce la distinzione tra artista e artigiani la cui accresciuta sensibilità per le problematiche sociali, politiche ed economiche si pone come elemento fondante dell’ esperienza del Bauhaus.
Un movimento ma anche una scuola che, raccolta l’ eredità dell’ Accademia di Belle Arti fondata a Weimar dall’ architetto belga H. Van de Velde, palesa nel nome la volontà dei suoi intenti: nel termine Bauhaus si coniugano il concetto del costruire (indicato nel verbo bauen) e quella della casa (Haus) intesa come metafora dell’ attività costruttiva, di quella progettazione globale che investe e influenza una società (nuova) dove l’ arte, l’ industria, la politica e l’ economia collaborino su un piano paritetico e di compiuta integrazione .
Una casa in grado di accogliere e indirizzare la volontà e la creatività collettive verso un’ unica forma artistica che sia insieme architettura, pittura e scultura collocandole nella quotidianità.
Breve la parabola del Bauhaus ma grande l’ impegno artistico e sociale dei grandi architetti e artisti che la animarono se oggi, dopo cento anni ne ammiriamo e celebriamo il suo avveniristico e rivoluzionario progetto.
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Un   progetto di sperimentazione artistica POP: all' interno di Bauhaus Home si va a ricreare una Factory, una vera e propria palestra di creatività, animata da Artisti ed esperti d’ arte, dove lo spazio espositivo diventa luogo d’ elezione, officina dove tutti sono mossi da un intento comune, l’ Arte in divenire, riflesso/manifesto di ogni epoca, esaltandone il rapporto dialettico con lo spettatore/fruitore che ora vede l’ opera d’ arte sdoganata dal suo naturale contesto espositivo per essere (ri)collocata all’ interno delle mura domestiche.
La Home Gallery come luogo d' elezione dell' arte riprende anche il principio della Wunderkammer, per consentire al singolo il godimento costante e quotidiano, ma anche personale ed intimistico

Le creazioni artistiche vengono collocate in ogni stanza, suddivise per stile o corrente, con un allestimento che non altera lo spazio domestico ma con l’ opera d’ ARTE dialoga: un percorso espositivo in una casa/museo dove i complenti di arredo e design sono desunti dalle opere stesse; ma anche un' esperienza artistica sensoriale che si palesa attraverso la VIDEO ART (e la componente della musica diversa in ogni ambiente): con l' impiego di monitor, video in loop delle opere, immagini bloccate e imprresse dagli artisti sulla tela, si pongono speculari all’ opposto ora in movimento.
L' illuminazione, la luce, concepita come elemento fondamentale (per l' allestimento) riflette e scompone creando effetti brillanti nello spazio.

Ubicata nel celebre e storico quartiere del Pigneto, a pochi passi dalla Stazione Termini, triangolo di strade dal fascino retrò tra la via Prenestina e la via Casilina dove brandelli di storia imperiale convivono con una romanità in continua trasformazione.”
Il Pigneto è la combinazione vincente di due contrapposte e spiccate personalità, quella diurna rappresentativa del caratteristico animo Romanesco, e quella notturna simbolo di una recente e ricercata realtà della movida Romana.
Il Pigneto è il quartiere di ‘Accattone’ e di Pier Paolo Pasolini, oltre che il set di altre grandi pellicole come “Roma città aperta” di Roberto Rossellini con Anna Magnani e Aldo Fabrizi.
Oggi fulcro dell’Urban Art romana, un quartiere che trasuda energia 24 ore su 24.”


L’ Arte esce dalle Gallerie Istituzionali per essere vissuta nella quotidianità.



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